mercoledì 27 aprile 2011

Perché accanirsi a oltranza?

La mia mente cerca di allenarsi per riprendere un ritmo decente. Il rientro al lavoro potrebbe essere molto più vicino del previsto e alla fine potrebbe essere anche un bene.
Non che ci sia niente di male a stare a casa a fare la mamma e la casalinga ma, sinceramente, questo "ruolo" mi sta decisamente stretto. Come i jeans che indossavo prima della gravidanza per intenderci.
Prima di rimanere incinta non riuscivo proprio a capire la forza di volontà e la tenacia di tutte quelle donne che riescono ad allattare i figli per due anni (?). Non riuscivo a comprenderne lo sforzo. Forse perché, le poche che conosco che sono riuscite ad andare oltre il sesto mese, lo facevano con estrema naturalezza. Forse perché i loro figli erano più disciplinati del mio. Forse perché, essendo pure mie amiche, non c'è dubbio che siano delle pazze. Non saprei.
So solo che questa storia dell'allattamento inizia a starmi stretta pure lei. Sempre come i mitici jeans pre-panza. Vorrei arrivare ad allattare fino all'anno, ma non posso uscirci pazza, per me ma soprattutto per il mio ometto...

L'avventura meravigliosa (e non è in tono ironico, eh!) è iniziata a meno di un'ora dal parto. Mi ricordo come se fosse ieri la smania di attaccare subito il mio ometto al seno (ovviamente da diligente frequentatrice dei corsi preparto sapevo che era l'ideale per un buon inizio). Appena il suo musino ci è finito davanti, ha capito subito cosa doveva fare (per fortuna il suo istinto è, anche ora, molto più accentuato del mio). E tutto è andato liscio come l'olio. Per carità, i primi quaranta giorni o giù di lì sono stati belli tosti. Il seno dolente, l'ometto che si attaccava sempre più voracemente, i chili di olio Vea spalmati per riuscire a resistere alla poppata successiva, le lacrime perché l'olio Vea è olio, mica un miracolo! Fortunatamente non ho mai avuto problemi di ragadi, mastiti & co. ma il così detto "avviamento" non è stato comunque un gioco da ragazzi. Passati i mitici e famigerati quaranta giorni tutto è cambiato. Da un giorno all'altro niente più dolore al seno e l'ometto che ciucciava come e quando voleva, in qualsiasi luogo e posizione. Un idillio. Un sogno. Proprio come lo desideravo. Proprio con la naturalezza che mi aspettavo. Ora, con il senno di poi, posso affermare sinceramente e in maniera molto convinta che sono felice e orgogliosa di aver resistito.
Ma (c'è sempre un "ma"), alla soglia del sesto mese, inizio a essere stanca. L'ometto ha iniziato lo svezzamento ma, porello, ha comunque tanta fame. E quindi di notte ora si sveglia 6 (8?) volte in meno di 9 ore. E' un ritmo ancor più pesante dei primi giorni, dove almeno tre orette circa le riusciva a tirare. C'è da dire che siamo tutti e due più pratici e quindi in un paio di minuti risolviamo la crisi e ci riaddormentiamo. Ma inizia a essere snervante per me. Per lui non credo, mi sembra sereno come al solito. Fatto sta, che tutto questo papiro, l'ho scritto semplicemente perché tra quindici giorni l'ometto ha la visita dal pediatra. Vorrei dargli un aggiuntina di latte artificiale. Ma tra quindici giorni inizierà la pappa anche di sera, magari lo aiuta. E forse aiuterà anche me. Chissà perché mi sta così sulle balle 'sto biberon di latte artificiale. Continuerei comunque a dargli anche il mio latte, magari non prima di dormire (giusto per vedere se l'altro lo riempie di più). Quindi gli anticorpi (perché a sei mesi sono sicura che non posso dargli anche molto nutrimento visto le misure da peso massimo dell'ometto) continuerei comunque a passarglieli.
Inizio a pensare che tutto 'sto lavaggio del cervello che mi hanno fatto al corso preparto, tutti gli opuscoli della lega del latte e dell'ospedale, le linee guida dell'Oms, ecc. abbiano avuto su di me una funzione disinformativa e di rincretinimento. Mi spiego meglio: ho capito perfettamente tutti i vantaggi che l'allattamento al seno offre e lo sosterrò ad oltranza. Ma se una donna inizia a essere frustrata per la situazione (ovvero nessun orario preciso né di giorno né di notte, quindi convivenza costante con l'ometto e nessuno spazio da sola come "donna") una piccola aggiunta di latte artificiale a svezzamento già avviato non è mica un crimine, no?!? Mica ci metterei dell'acido muriatico nel biberon! Lo riempirei con del candidissimo e costossisimo latte di proseguimento... magari anche bio, tanto per non sentirmi ulteriormente in colpa.

Questo post partecipa al blogstorming

3 commenti:

  1. complimenti,nonostante il lavaggio del cervello riesci a ragionare ancora, sono nonna e ho sempre pensato che il latte materno è un ottimo alimento se la mamma è serena altrimenti un bel biberon è una mano santa. Ho avuto due figli il primo poco ma allattato al seno sempre malato, l'altro non una goccia di latte materno mai ammalato ha perfino mangiato il riso avanzato con il cucchiaio del fratello con il morbillo e non c'è stato niente da fare manco una macchiolina, allora prendi il biberon felice con il tuo ometto Gio

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  2. Io sono per la serenità prima di tutto. In più non sono mai stata allattata e ho avuto n. 1 malattia infettiva a 8 anni. Non mi sono ammalata nemmeno durante l'epidemia di orecchioni della materna e non sono mai stata allergica a nulla. E a un anno ero 13 chili.
    Scegli quello che è bene per te, il piccolotto non potrà che giovarsene. A me le irridicibili della tetta inquietano un po'.

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