Mi sto rendendo conto che la mia vita sociale fa acqua da tutti i buchi... A prescindere dal fatto che ultimamente ho deciso di "potare" altri rami secchi (d'altra parte, ora, chi non si è ancora degnato di rispondemi per incontrarci dopo sei mesi dal parto non ha più alcun valore), ho un sacco di persone che vorrei vedere e che non riesco a "incastrare" in agenda.
Ok, questa settimana operano mio suocero e quindi sono giorni convulsi. Tra i seminari al lavoro, il brodo da preparare, la casa da sistemare (speriamo che le ferie della donnina finiscano in fretta), i nonni onnipresenti da gestire e, ovviamente, anche gli impegni altrui da far combaciare, sembra che non ci sia tempo per altro. Almeno però riesco a farmi la doccia tutti i giorni, cosa non proprio scontata con un ometto di sei mesi.
giovedì 26 maggio 2011
giovedì 19 maggio 2011
Fermate la giostra
Che voglio scendere!!!
Sono passati già quindici giorni dall'ultima volta che mi sono rifugiata qui. E, come sempre, sembra ieri.
Le cose qua vanno degenerando. O almeno le vedo così. In realtà è che il mio bisogno di avere tutto organizzato-programmato-sottocontrollo con un ometto di sei mesi non va tanto d'accordo. Direi per niente. Però all'imprevisto dietro l'angolo mi sto abituando. Sul mio cv devo aggiungere "problem solving" a caratteri cubitali.
A proposito di cv: domani big match al lavoro. Vediamo se la spunto. Orario compatto, mansioni di responsabilità e autogestibili, meno ore, stesso stipendio. Ma.
Sono passati già quindici giorni dall'ultima volta che mi sono rifugiata qui. E, come sempre, sembra ieri.
Le cose qua vanno degenerando. O almeno le vedo così. In realtà è che il mio bisogno di avere tutto organizzato-programmato-sottocontrollo con un ometto di sei mesi non va tanto d'accordo. Direi per niente. Però all'imprevisto dietro l'angolo mi sto abituando. Sul mio cv devo aggiungere "problem solving" a caratteri cubitali.
A proposito di cv: domani big match al lavoro. Vediamo se la spunto. Orario compatto, mansioni di responsabilità e autogestibili, meno ore, stesso stipendio. Ma.
martedì 3 maggio 2011
E così gli abbiamo donato la vita eterna... mah.
Dopo lunghi preparativi, finalmente abbiamo battezzato l'ometto. Sì, lunghi. Per il semplice fatto che mettere insieme una trentina di invitati è stato il delirio. Nonostante una cerimonia lampo di circa mezz'ora (senza Messa, per fortuna), decidere i posti a tavola è stato molto complicato, probabilmente William e Kate hanno impiegato meno tempo.
E questo non va con quello, e quest'altro preferisce stare a sedere vicino a pinco pallo... e così via. Mettici pure ex coniugi e triccheeballacche, ma alla fine tutto è filato liscio. Più o meno.
Nonostante i ritardatari cronici della mia famiglia, tutti gli invitati sono arrivati sul sagrato della chiesa all'orario prestabilito. La funzione è stata velocissima (solo un po' complicato spiegare al prete chi e quanti erano i nonni). L'ometto era incantato dalle parole del parroco e quindi, a parte aver tentato di mangiarsi ogni ornamento del clivio (si chiamerà così?!?), è stato attento e, soprattutto, molto silenzioso (poi ho scoperto che aveva il suo cravattino infilato in bocca). Non ha pianto per l'olio. Non ha pianto per l'acqua, che è stata accuratamente asciugata dalla sua mamma con una splendida lavetta bianca Ikea. A fine cerimonia le foto di rito e le firme al registro dei battezzati, sul quale però l'ometto è stato registrato con il nome del padre ma con una "i" finale. Fatto notare l'errore, il prete ha detto che lo correggerà. Speriamo.
E qui entrano in scena gli invitati, soprattutto i più indisciplinati.
E questo non va con quello, e quest'altro preferisce stare a sedere vicino a pinco pallo... e così via. Mettici pure ex coniugi e triccheeballacche, ma alla fine tutto è filato liscio. Più o meno.
Nonostante i ritardatari cronici della mia famiglia, tutti gli invitati sono arrivati sul sagrato della chiesa all'orario prestabilito. La funzione è stata velocissima (solo un po' complicato spiegare al prete chi e quanti erano i nonni). L'ometto era incantato dalle parole del parroco e quindi, a parte aver tentato di mangiarsi ogni ornamento del clivio (si chiamerà così?!?), è stato attento e, soprattutto, molto silenzioso (poi ho scoperto che aveva il suo cravattino infilato in bocca). Non ha pianto per l'olio. Non ha pianto per l'acqua, che è stata accuratamente asciugata dalla sua mamma con una splendida lavetta bianca Ikea. A fine cerimonia le foto di rito e le firme al registro dei battezzati, sul quale però l'ometto è stato registrato con il nome del padre ma con una "i" finale. Fatto notare l'errore, il prete ha detto che lo correggerà. Speriamo.
E qui entrano in scena gli invitati, soprattutto i più indisciplinati.
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