Dopo lunghi preparativi, finalmente abbiamo battezzato l'ometto. Sì, lunghi. Per il semplice fatto che mettere insieme una trentina di invitati è stato il delirio. Nonostante una cerimonia lampo di circa mezz'ora (senza Messa, per fortuna), decidere i posti a tavola è stato molto complicato, probabilmente William e Kate hanno impiegato meno tempo.
E questo non va con quello, e quest'altro preferisce stare a sedere vicino a pinco pallo... e così via. Mettici pure ex coniugi e triccheeballacche, ma alla fine tutto è filato liscio. Più o meno.
Nonostante i ritardatari cronici della mia famiglia, tutti gli invitati sono arrivati sul sagrato della chiesa all'orario prestabilito. La funzione è stata velocissima (solo un po' complicato spiegare al prete chi e quanti erano i nonni). L'ometto era incantato dalle parole del parroco e quindi, a parte aver tentato di mangiarsi ogni ornamento del clivio (si chiamerà così?!?), è stato attento e, soprattutto, molto silenzioso (poi ho scoperto che aveva il suo cravattino infilato in bocca). Non ha pianto per l'olio. Non ha pianto per l'acqua, che è stata accuratamente asciugata dalla sua mamma con una splendida lavetta bianca Ikea. A fine cerimonia le foto di rito e le firme al registro dei battezzati, sul quale però l'ometto è stato registrato con il nome del padre ma con una "i" finale. Fatto notare l'errore, il prete ha detto che lo correggerà. Speriamo.
E qui entrano in scena gli invitati, soprattutto i più indisciplinati.
